Digital Startup – come fare impresa nel digitale in Italia

Le imprese digitali in Italia rappresentano attualmente solamente il 2.5% del totale delle imprese nazionali nonostante siano tra le più produttive e creino occupazione e ricchezza al di sopra della media.

Lo scorso 4 Aprile la nostra associazione, Build Sustainable Innovation, ha avuto il piacere di ospitare tre esponenti di rilievoorganizzando,in collaborazione con le associazioni Entrepreneurship Club Bocconi e Bocconi Sports Management, un evento che aveva come obiettivo quellodi permettere ai futuri startupper della nostra università di avere dei suggerimenti da persone del settore, che sanno quali sono le difficoltà, gli ostacoli ma anche le soddisfazioni di creare e gestire una propria attività.

A seguito di un’introduzione da parte del moderatore Francesco Perrini, professore di management presso la nostra università, il fondatore e CEO di GoleeTommaso Guerra ha fornito, sulla base della propria esperienza imprenditoriale, alcune linee guida per riuscire a sviluppare una startup in un mercato ancora inesplorato. Golee è unapiattaforma didigitalizzazione del settore sportivo dilettantistico che ha come fine ultimo quello di garantire trasparenza e meritocrazia nel mondo dello sport, offrendo una serie di servizi alle società che non hanno ancora beneficiato della rivoluzione tecnologica per incrementarne l’efficienza. Il vantaggio competitivo di Golee, spiega Guerra,è dato dal fatto di essere il first mover sul campo nazionale offrendo un maggior numero di funzionalità rispetto ai competitors e creando partnership efficaci, oltre al know-how che ha potuto sviluppare nel corso degli anni. Inoltre, entrando in maniera piuttosto invadente nella realtà delle società sportive, Goleeriesce a creare barriere di uscita molto elevate che rappresentano un vero e proprio asset dell’azienda.

Daniele Rosselli, fondatore e CEO di Calciatori Brutti si è soffermato invece sull’utilizzo dei social come mezzo innovativoper la creazione di un’azienda. Nata come pagina Facebookper rimanere in contatto con i compagni di squadra a seguito di un infortunio, ad oggi Calciatori Brutti è “lo spogliatoio più grande d’Italia” con più di 3 milioni di seguaci su tutti i social. Dal punto di vista imprenditoriale la scelta è stata quella di costruire un modello chiamato “Media for equity” che consiste nell’offrire visibilità ad alcune aziende per diventarne soci.

Come fa Calciatori Brutti a guadagnare dai social? Ce l’hanno spiegato Samuele, social media manager, e Federico, capo redattore. L’editoria deve inevitabilmente trovare un proprio modello per sopravvivere e, lavorare con i brand , permette di accumulare una componente economica grazie alla quale è possibile incrementare la qualità del contenuto sviluppando anche la creatività, che rappresenta il punto di forza dell’azienda.Calciatori brutti si è sempre differenziato per il tentativo di integrare il guadagno con l’intrattenimento, in altre parole cercando di fornire un contenuto piacevole seppure a scopo pubblicitario.

Il terzo e ultimo ospite ad intervenire è stato Daniele Alberti, founder e presidente di Starboost, il quale, avendo intrapreso una serie di iniziativesia da investitore che da imprenditore, ha condiviso con noi alcuni insegnamenti che egli ha potuto trarre dalla propria esperienza. I primi due problemi che si incontrano nel portare avanti un’iniziativa imprenditoriale, afferma Alberti, sono la credibilità e la mancanza di partner allineati. Inoltre, in un contesto globale in cui i processi e le idee sono sempre più permeati dall’innovazioneci sono nuovi prerequisiti da soddisfare e, dal momento che fare ricerca e sviluppo è estremamente costoso saranno in pochi a potersopravviverein uno scenario di questo tipo. Secondo il modello Starboost, al fine di ridurre il capitale finanziario utile a far decollare un’azienda è necessario creare un team forte e compatto con obiettivi trasparenti e condivisi e soprattutto stabilire una capitalizzazione virtuale dell’azienda per dividersi in modo meritocratico le quote della società. Questo nuovo modello di business vede tra i propri punti di forzaun aumento del commitment degli imprenditori, la riduzione del fabbisogno finanziario per avviare l’impresa euna maggiore stabilità aziendale.

Per concludere, ci sono alcune domande che, secondo Alberti,ogni giovane imprenditoredovrebbe porsi. “Chi sono davvero?”, “Il mondo imprenditoriale fa per me?”, “Quali sono le cose che mi piacciono, quali sono quelle che so fare?”, “Cosa voglio nella vita? Dove mi vedo tra 1, 3 e 10 anni?”. Solo in questo modo è possibile identificare le migliori opportunità e coglierle nel migliore dei modi.

By: ELENA PRINCIPI

April 8, 2019

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